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È bello vedere una mobilitazione così numerosa attorno a una manifestazione che raccoglie fondi contro il tumore al seno. È bello vedere persone correre, indossare una maglietta rosa, sostenere la ricerca e dare visibilità a una causa importante.
Mi permetto, però, di dare un piccolo consiglio.
Non pubblicate la foto di voi che correte in rosa se, quando avete saputo che una persona con cui avete condiviso momenti importanti della vostra vita aveva un tumore al seno, non avete trovato il tempo nemmeno per una telefonata.
Non pubblicatela se, dopo aver saputo che una persona con cui collaboravate stava affrontando la chemioterapia, avete scelto di ostacolarla invece di agevolarla, di aggiungere difficoltà invece di alleggerirne almeno una.
E non usate queste manifestazioni per farvi campagna elettorale. Il tumore non è uno sfondo per una fotografia, né un’occasione per raccogliere consenso. È una malattia che entra nella vita delle persone e la sconvolge.
Perché il tumore al seno non esiste soltanto durante una manifestazione. Non è una maglietta, un selfie, un pettorale o un post sui social.
Esiste nei giorni della diagnosi, quando il mondo cambia all’improvviso. Esiste durante le terapie, nella paura, nella stanchezza, nelle assenze, nei silenzi e nella fatica di continuare a lavorare e a vivere come se nulla fosse.
La solidarietà non si indossa per qualche ora. Si dimostra quando sarebbe più facile voltarsi dall’altra parte.
Correte, partecipate, raccogliete fondi. È importante. Ma, prima di pubblicare la fotografia, chiedetevi se siete stati altrettanto presenti quando il tumore aveva il volto e il nome di una persona che conoscevate.
Altrimenti quella foto non è soltanto incoerente.
È triste. Davvero.
Detto questo, il mio grazie più sincero va a tutte le donne che il tumore lo vivono ogni giorno e che, nonostante la fatica, la paura e le ferite, trovano la forza di organizzare queste iniziative, di raccogliere fondi e di sostenere le altre.
Grazie alle volontarie della LILT che ogni mattina offrono un caffè nel reparto di Oncologia. Un gesto semplice solo in apparenza, capace di rendere più umano un luogo in cui spesso si entra con il cuore pesante.
Grazie a tutte le persone che non hanno sentito il bisogno di scattarsi un selfie, ma che ci sono state davvero. Con una telefonata, un messaggio, una visita, un aiuto concreto o anche soltanto con una presenza silenziosa.
Sono loro a ricordarci che la solidarietà non ha bisogno di essere fotografata.
Ha bisogno di essere vissuta.
Vivo tra i monti, sono curiosamente curiosa. Scrivo. Amo il jazz e il buon vino.
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