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Se avessi scritto questo articolo nel momento esatto in cui il cancro mi ha sferrato il suo secondo gancio, probabilmente l’avrei fatto con le lacrime agli occhi.
È un colpo che arriva dritto, senza preavviso. E come per un pugile, l’unica cosa che puoi fare è cercare di restare in piedi.
La mastectomia e la perdita dei capelli — l’alopecia — sono due pugni che colpiscono al corpo e all’anima. Ti toccano nella femminilità, nello sguardo che hai di te stessa.
Fin da bambina ho sempre avuto un’attenzione maniacale per i miei capelli: già da adolescente mi facevo la piega da sola.
Negli anni dell’università, mentre passavo ore a disegnare, mi ero innamorata dei fumetti europei. Il mio preferito era Andrea Pazienza. Scoprii che anche lui aveva un’ossessione per i capelli: quando era nervoso, li lavava. Mi ci ritrovai. Ancora oggi, nei momenti di stanchezza, la mia cura era sempre la stessa: andare da Marta e Osvalda a farmi la piega.
Così non è stato quel sabato pomeriggio, venti giorni dopo la prima chemio, quando passando la mano tra i capelli mi è rimasta una ciocca in mano.
Era arrivato il secondo gancio.
Sapevo che sarebbe successo, ma speravo di essere risparmiata.
“Tra gli effetti collaterali della chemioterapia ci sarà anche l’alopecia”, mi aveva detto l’oncologa. E chi mi era già passato mi aveva avvertita: “Comincia a tagliarli, almeno ti abitui”.
Li avevo accorciati, ma tagliarli tutti era un’altra cosa.

Quel sabato è arrivato il momento.
Ho ripassato la mano tra i capelli. Un’altra ciocca.
Non è facile raccontare tutto questo. Mi sono chiesta più volte se scriverne, ma quando ci sei dentro cerchi disperatamente esperienze simili per capire come sarà. E spesso trovi solo racconti tristi.
Non voglio dire che non sia un momento doloroso, lo è eccome. Come la mastectomia, è un passaggio che ti scava dentro. Ma si affronta. E se vuoi, anche da questi due pugni ci si rialza — magari con il sorriso.
Dopo un pianto liberatorio, sono andata da Marta.
Con lei ho passato anni a cercare “il biondo perfetto”.
Anche per lei non è stato facile: sono uscita con i capelli corti, non rasati. La speranza era che si fermasse lì. Ma non è andata così.
Nelle ore successive ne ho persi ancora, fino a capire che non potevo passare il tempo a contarli (ero arrivata al punto di usare il nastro adesivo sulla testa per capire quanti ne perdevo).
La mattina dopo, mentre Davide e Raffaele erano a fare la spesa, ho deciso di tagliare tutto.
Quando sono rientrati, ero ancora in bagno.
“Ti sei tagliata i capelli?”
“Sì.”
“Hai fatto bene.”
È entrato, mi ha guardata e mi ha detto:
“Però… non stai neanche male. Hai dei bei lineamenti. L’unica cosa è che dobbiamo passare la macchinetta, così vengono bene.”
E macchinetta fu.
In quel momento ho pensato alla scena di Soldato Jane.

Grazie a Marta avevo una parrucca pronta — anzi, quattro.
Tre erano arrivate dall’Associazione Barbara & Co (grazie, Barbara Biasia!), una l’aveva accorciata Marta.
In Valle d’Aosta sono ancora pochi i professionisti che si occupano di sistemare le parrucche, eppure sono strumenti preziosi per chi, come noi, deve farci i conti.
Finito il lutto per i capelli, ho iniziato a vederla diversamente.
Mia sorella, come sempre, ci ha messo il suo tocco:
“Caspita, fossi al tuo posto mi prenderei una parrucca afro!”.
Aveva ragione.
Perché non giocare con i look, con le acconciature, con la leggerezza?
Così ho iniziato a provarle tutte: corti, lunghi, biondi freddi, biondi caldi… e sì, anche un afro!
Quando ricapita di potersi reinventare così?



Qui sopra trovate qualche foto dei miei nuovi look, e qualche informazione utile per chi sta vivendo lo stesso percorso:
la Regione Valle d’Aosta prevede un contributo fino a 1.000 euro per l’acquisto della parrucca.
clicca qui per scaricare modulo
Le parrucche si dividono principalmente in due categorie:
quelle in capelli veri e quelle sintetiche.
Io le ho provate entrambe: per i capelli sintetici vi consiglio le termoresistenti, che si possono modellare anche con il ferro (sotto i 170°).
Vi lascio anche i link a diversi siti — alcuni più economici, altri di fascia alta.
wig love – la volpe scalza (negozio a Torino) – Wiggle Hair – Hair Cube (amazon)
Vivo tra i monti, sono curiosamente curiosa. Scrivo. Amo il jazz e il buon vino.
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