Questo mese ho ripreso a insegnare l’utilizzo di ChatGPT attraverso i miei corsi. E c’è una cosa che si ripete puntualmente: tra i partecipanti incontro sempre almeno uno sguardo preoccupato, a volte spaventato. È comprensibile. Stiamo attraversando una trasformazione tecnologica rapidissima e non è facile capire dove ci porterà, soprattutto quando ogni giorno leggiamo notizie sui rischi dell’intelligenza artificiale. Da qui è nata l’idea di dedicare uno spazio del mio blog alle storie positive legate all’IA e al mondo digitale. Vorrei raccontare esperienze concrete, applicazioni che stanno già migliorando la vita delle persone, progetti che meritano di essere conosciuti. Credo sia importante parlarne, anche per avere qualche elemento in più con cui affrontare questa trasformazione.
Oggi vi racconto la storia di Patrick. Buona lettura.
Patrick McCabe ha 16 anni, vive nel Cheshire, in Inghilterra, e ha una paralisi cerebrale. Il 2 ottobre scorso, la giornalista Sally Weale ha raccontato su The Guardian come sia riuscito a superare sette esami GCSE, le prove che gli studenti britannici sostengono al termine della scuola secondaria.
Patrick ha scritto tutte le risposte utilizzando gli occhi.
Lo ha fatto grazie a Eyegaze, una tecnologia che segue i movimenti oculari e permette di controllare un computer attraverso lo sguardo. Patrick può selezionare lettere, comporre parole, scrivere e comunicare. Per sostenere gli esami ha impiegato mesi, da febbraio a giugno. Alcune domande richiedevano fino a sei ore di lavoro. Alla fine li ha superati tutti e sette. Oggi studia francese, economia e media. Vorrebbe frequentare l’università e lavorare nel settore della comunicazione. «Lo trovo interessante e mi piacerebbe lavorare in questo settore», ha raccontato al Guardian, parlando del suo futuro.

Photo: ©BBC News
La sua esperienza mette però in evidenza anche alcune difficoltà. Il sistema scolastico britannico ha dovuto confrontarsi con esigenze che le normali procedure d’esame non contemplavano pienamente. La tecnologia permetteva a Patrick di affrontare le prove, ma organizzare tempi e modalità adeguati non è stato altrettanto semplice. Mi ha colpito anche un altro aspetto del racconto. Patrick spiega che una delle difficoltà maggiori riguarda le relazioni con i coetanei. Non tutti conoscono il suo sistema di comunicazione e non sempre trovano il tempo o la disponibilità per utilizzarlo.
È un dettaglio che fa riflettere su quanto l’accessibilità dipenda anche dalle persone, dalla scuola e dall’ambiente in cui viviamo.
Eyegaze non è necessariamente un sistema di intelligenza artificiale generativa, ma appartiene a quel mondo di tecnologie assistive che potrebbe beneficiare sempre di più dell’IA. Pensiamo ai programmi che suggeriscono parole mentre scriviamo, ai sistemi che imparano ad adattarsi alle modalità comunicative di una persona o agli strumenti che rendono più semplice interagire con un computer.
Quando parliamo di intelligenza artificiale, ci concentriamo spesso sulla produttività, sul tempo risparmiato e sulle professioni che potrebbero cambiare. Sono questioni importanti, che affronto anche durante i miei corsi.
La vicenda di Patrick, però, mi ha portato a considerare un altro aspetto: il valore di una tecnologia può essere misurato anche attraverso l’autonomia che permette di conquistare. Patrick aveva le conoscenze necessarie per superare i suoi esami. Aveva studiato, si era preparato e aveva degli obiettivi per il proprio futuro. Gli serviva uno strumento che gli permettesse di esprimere tutto questo. Leggendo la sua storia ho pensato agli sguardi preoccupati che incontro durante le lezioni. Forse, accanto alle domande su ciò che l’intelligenza artificiale potrebbe toglierci, dovremmo trovare più spesso il tempo di raccontare anche ciò che le nuove tecnologie stanno già rendendo possibile.
Fonte: Sally Weale, “Just like my big brothers”: boy with cerebral palsy passes GCSEs with eye-tracking technology, The Guardian, 2 ottobre 2026.
Vivo tra i monti, sono curiosamente curiosa. Scrivo. Amo il jazz e il buon vino.
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